Cicéron et la pensée romaine
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Cicéron - III - Oeuvres connues par d'autres auteurs
  • Ad cives Hennae:[En attente de traduction en français] L'esistenza di questa orazione ci è nota proprio da un passo delle Verrine (Verr. 2, 4, 110), in cui Cicerone accenna alla reazione di dolore e pianto dei cittadini di Enna mentre ascoltavano il discorso da lui tenuto in assemblea. Il motivo di tale sconvolgimento era dovuto alla menzione del furto, compiuto da Verre, di una statua di bronzo raffigurante Cerere, venerata all'interno dell'omonimo tempio. Inoltre, all'esterno del tempio si trovavano due statue di marmo, rappresentanti Trittolemo e Cerere; quest'ultima teneva in mano una statuetta della Vittoria. Cicerone ricorda come Verre, non sazio, non avendo potuto rubare le pesanti statue di marmo, si era però appropriato della statuetta della Vittoria. Non abbiamo modo di sapere di che cosa trattasse esattamente l'orazione: è probabile che Cicerone abbia raccolto le testimonianze di alcuni cittadini per poterle poi usare in tribunale; quello che sappiamo è che il discorso non fu pubblicato. Secondo Crawford 1984 i motivi di questa scelta sono vari; innanzitutto, pubblicandolo prima del processo, Cicerone avrebbe rischiato di comprometterne il risultato. Inoltre, l'orazione fu pronunciata in greco e trattava di una città sì importante in Sicilia, ma i cui problemi a Roma avrebbero suscitato scarso interesse.
    [CorSen]

    Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 9.
  • Ad regem Ariobarzanem:[En attente de traduction en français] Alla fine di luglio del 51 Cicerone iniziò il proconsolato in Cilicia, anche se controvoglia: avrebbe infatti preferito restare a Roma, come testimoniato in Fam. 3, 2, 1. Accettò l'incarico su richiesta di Pompeo, che nel 52 aveva fatto approvare una legge secondo la quale dovevano passare cinque anni tra l'esercizio di una carica e quello della conseguente promagistratura. C'era perciò una scarsità di governatori disponibili e ad alcuni ex consoli, tra cui Cicerone, era stato chiesto di rivestire le cariche rimaste scoperte. Cicerone, incaricato dal Senato, incontrò Ariobarzane (RE n° 7), re di Cappadocia, nel settembre del 51 a Cibistra, per assicurargli che il Senato aveva a cuore la sua sicurezza e ribadire l'alleanza tra il re e Roma. In questa occasione Cicerone tenne un discorso formale, promettendo al re la sua protezione. Bibliografia:J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 80. [CorSen]
  • Admiranda:Un titolo menzionato da PLIN. N. H. XXXI, 12. 51, ove se ne riportano frammenti in forma indiretta, a cui si aggiungono alcune altre citazioni di argomento affine sotto il nome di Cicerone ma senza titolo dell'opera.
  • Anekdota / Anekdotos liber:
  • Cum Lilybaeo decederet:[En attente de traduction en français] Nel 75 Cicerone fu questore in Sicilia e fu mandato a Lilibeo (odierna Marsala), nella parte occidentale dell'isola. Inizialmente i cittadini non avevano gradito il suo rigore, ma egli divenne poi il magistrato più rispettato dell'area; il suo compito più importante era la requisizione del grano da spedire a Roma. Naturalmente Cicerone sfruttò l'occasione anche per crearsi una clientela. Dell'anno della questura fu pubblicato, a quanto pare, un solo discorso, tenuto nel 74, quando egli lasciò l'incarico; di esso si è conservato un unico, brevissimo frammento. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The fragmentary speeches, Atlanta 1994, 19-22. [CorSen]
  • Cum Metello Nepote disputatio:[En attente de traduction en français] In una lettera del gennaio 62 (fam. 5, 2, 6.8), Cicerone riferisce di un'accesa discussione in Senato con l'allora tribuno della plebe Q. Cecilio Metello Nepote (RE n° 86; MRR 2, 539). Questi aveva posto a Cicerone il veto di pronunciare il discorso solitamente tenuto dal console alla fine del suo mandato, perché voleva che Cicerone venisse perseguito per aver inflitto la condanna a morte ai partecipanti della congiura di Catilina senza concedere loro il diritto della provocatio ad populum. Cicerone pronunciò quest'orazione il 1° gennaio 62 e nei giorni successivi tenne un altro discorso che fu pubblicato con il titolo Contra contionem Q. Metelli (per i frammenti si veda Puccioni 1960, p. 97-98); questa è probabilmente la ragione per cui la prima orazione rimase inedita. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 25; Puccioni 1960 = G. Puccioni, Prolegomeni ad una nuova edizione dei frammenti delle orazioni perdute di Cicerone, Ciceroniana 1-2 (1960), 97-124.
  • Cum provinciam deposuit:[En attente de traduction en français] Discorso tenuto nel 63, quando Cicerone rinunciò alla Gallia Cisalpina, sua provincia consolare, allo scopo di rimanere a Roma nell'anno successivo al suo consolato, per poter tenere meglio sotto controllo Catilina. La provincia che Cicerone aveva ottenuto era in realtà la Macedonia, ma aveva effettuato uno scambio con quella destinata a C. Antonio Ibrida (RE n° 19; MRR 2, 531), per ottenerne il favore. Le fonti che riferiscono dell'esistenza dell'orazione sono una lettera del giugno 60 (Att. 2, 1, 3) e un passo del discorso contro Pisone (In Pis. 4 - 5); non si sa se l'orazione sia stata pubblicata o meno, anche se, essendo nominata insieme con altre poi pubblicate, è probabile che anch'essa lo sia stata. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 19.
  • Cum scriberet Gnaeo Pompeio et cum T. Ampio ceterisve:
  • De agro Campano referendo:[En attente de traduction en français] Discorso tenuto in Senato il 5 aprile 56, in cui Cicerone chiedeva che la discussione del problema della destinazione del territorio campano venisse rinviata al 15 maggio dello stesso anno. La proposta fu accettata, con grande scontento di Cesare e Pompeo. La questione della distribuzione del territorio campano è complessa e risale agli anni precedenti, quando Cicerone aveva rifiutato di concedere il suo appoggio a Cesare e ai triumviri. Dopo il ritorno dall'esilio, egli si trovò però in una situazione delicata e la sua speranza di disaccordi tra Cesare e Pompeo era stata disattesa; Pompeo aveva anzi esercitato, attraverso Quinto, una certa pressione su Cicerone, esortandolo a supportare maggiormente i triumviri. Cicerone non si presentò alla riunione del Senato che si tenne alle Idi di maggio e, come fa notare Crawford 1984, non pubblicò il discorso probabilmente per prudenza. Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 53.
  • De C. Antonio:[En attente de traduction en français] C. Antonio Ibrida (RE n° 19; MRR 2, 531) era stato console insieme a Cicerone nel 63; in seguito fu proconsole in Macedonia dal 62 al 60. All'inizio del 62 rischiò di essere richiamato dal servizio che stava svolgendo, per accuse di malversazione e a causa di sconfitte militari. In una lettera ad Attico (Ad Att. 1, 12, 1) Cicerone riferisce di essere in una situazione scomoda perché dietro la proposta di sostituzione c'era Pompeo; comunque l'oratore parlò in Senato in favore di Antonio, difendendolo, a quanto pare, con un almeno parziale successo. L'unica testimonianza sull'orazione è in Ad fam. 5, 6, 3. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 26. [CorSen]
  • De Caesare - Laudatio Caesaris:[En attente de traduction en français] Le possibilità che Cicerone nel 56 abbia tenuto in Senato un discorso a favore di Cesare sono discusse; Puccioni 1960 non lo ritiene plausibile, contrariamente ad altri studiosi, tra cui Crawford 1984. Chi ritiene che l'orazione sia stata effettivamente pronunciata la colloca nel periodo tra l'incontro a Lucca (metà aprile 56) e il discorso De provinciis consularibus, tenuto tra la fine di giugno e l'inizio di luglio dello stesso anno. Cicerone si era opposto ai triumviri riguardo alla questione della distribuzione delle terre campane, ma si era poi arreso alle pressioni di Pompeo e aveva accettato di appoggiare i triumviri, in particolare Cesare, a favore del quale aveva avanzato delle proposte in Senato. Nel già nominato De provinciis consularibus Cicerone menziona i molti sforzi compiuti nell'interesse di Cesare: aveva supportato la sua richiesta di rimanere in Gallia e aveva proposto per lui onori, soldati e denaro. È dunque possibile che, riguardo ad almeno uno di questi punti, Cicerone abbia tenuto un precedente discorso in Senato. Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 54; Puccioni 1960 = G. Puccioni, Prolegomeni ad una nuova edizione dei frammenti delle orazioni perdute di Cicerone, Ciceroniana 1-2 (1960), 110. [CorSen]
  • De coniuratione Catilinae:[En attente de traduction en français] I discorsi tenuti da Cicerone riguardo alla congiura di Catilina che sono stati tramandati sono quattro, ma è probabile che l'oratore ne abbia pronunciati un numero maggiore. In un passo della prima orazione pubblicata contro Catilina (In Cat. 1, 7), tenuta l'8 novembre 63, Cicerone ricorda come il 21 ottobre precedente avesse fatto leggere in Senato le lettere anonime ricevute da alcuni personaggi in vista di Roma, in cui veniva loro raccomandato di lasciare la città a causa dell'imminente attacco di Catilina. Questo discorso non fu pubblicato; Crawford 1984 ne individua la ragione nella necessità di mantenere riservate alcune delle informazioni contenute nelle lettere, almeno finché non fossero state prese misure concrete contro Catilina. Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 21.
  • De consulatu commentarius Latinus:
  • De consulatu oratio:[En attente de traduction en français] All'inizio del 61 Cicerone tenne un'orazione, spinto dal fatto che riteneva che Pompeo non gli avesse tributato la giusta riconoscenza né avesse elogiato pubblicamente l'importante ruolo da Cicerone svolto durante il suo anno di consolato. In una seduta del Senato riguardante lo scandalo della Bona Dea, Pompeo aveva pronunciato un discorso di lode nei confronti del senato, ma senza dare a Cicerone sufficiente credito per le azioni svolte, cosa che aveva invece fatto subito dopo Crasso, con un'orazione di elogio in cui chiamava Cicerone salvatore dello stato. La reazione di Pompeo, mentre Crasso parlava, che Cicerone descrive come seccata, diede all'oratore motivo di tenere un discorso sulla propria persona; in una lettera ad Attico (Att. 1, 14, 4) Cicerone riporta la lista degli argomenti trattati. Crawford 1984, sulla base di un passo del De Oratore (Or. 210), ritiene probabile che l'orazione sia stata pubblicata. Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 28.
  • De Crasso:[En attente de traduction en français] Nel 54 Cicerone tenne un discorso in Senato in favore di alcune misure volte a supportare M. Licinio Crasso (RE n° 68; MRR 2, 589; MRR Suppl. 34) nella sua campagna in Siria. Cicerone e Crasso non erano sempre stati in buoni rapporti, ma Pompeo aveva agito a favore di una loro riconciliazione, e almeno pubblicamente Cicerone mostrava di appoggiare Crasso, anche se in privato lo definiva hominem nequam (Ad Att. 4, 13, 2). Nel gennaio 54 Cicerone scrisse a Crasso (Ad fam. 5,8) per informarlo del discorso tenuto in suo favore. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 67. [CorSen]
  • De eis, qui ob iudicandum accepissent, quaerendis:[En attente de traduction en français] Orazione tenuta nel 61, contro un decreto senatorio atto a perseguire i giurati di rango equestre accusati di corruzione; i cavalieri, privati dell'immunità, erano naturalmente infuriati. In una lettera del dicembre 61 (Att. 1, 17, 8), Cicerone mostra di non avere particolarmente a cuore la questione. Accettò comunque di parlare in favore del ceto equestre, anche se prenderne le difese significava schierarsi contro M. Catone, questo nell'ottica di salvaguardare la concordia ordinum prevenendo una rottura definitiva tra Senato e cavalieri. La vittoria andò a Catone e alla parte da lui rappresentata; Cicerone non pubblicò l'orazione. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 31.
  • De expeditione Britannica:[En attente de traduction en français] Le campagne vittoriose di Cesare in Gallia avevano affascinato l'opinione pubblica e alcuni poeti avevano preso a trattarne nelle loro composizioni. Nel 54 il fratello di Cicerone, Quinto, era partito per raggiungere Cesare come legato; con il suo aiuto Cicerone, sull'onda dell'entusiasmo per la seconda spedizione cesariana che nel giugno 54 era sbarcata sulle coste britanniche, decise di scrivere un'opera poetica sull'argomento. A mano a mano che Quinto gli forniva il materiale, Cicerone lo rielaborava in esametri. A un certo punto però, preso dai molti impegni, Cicerone aveva abbandonato la stesura, che riprese e terminò in fretta solo più tardi, su esortazione di Cesare. Bibliografia: Jean Soubiran, Aratea: Fragments poétiques, Paris 1972, 51-54. [CorSen]
  • De imperatore adversus Dolabellam deligendo:[En attente de traduction en français] Discorso pronunciato di fronte al popolo nel 43, subito dopo che Cicerone aveva avanzato in Senato la proposta di affidare a C. Cassio Longino (RE n° 59; MRR 2, 543), in luogo dei consoli A. Irzio (RE n° 2; MRR 2, 572) e C. Vibio Pansa (RE n° 16; MRR 2, 634), il comando dell'esercito in Siria contro l'odiato P. Cornelio Dolabella (RE n° 141; MRR 2, 552; MRR Suppl. 19). L'orazione pronunciata in Senato fu pubblicata ed è quella che ci è stata tramandata come Filippica XI; non c'era dunque motivo di pubblicare anche il discorso rivolto al popolo, perché conteneva gli stessi argomenti. Una lettera del marzo dello stesso anno (fam. 12, 7, 1-2) testimonia che la proposta non fu accettata; il comando passò a Cassio solo dopo la morte dei due consoli. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 85.
  • De lege agraria IV / Contra Rullum IV:[En attente de traduction en français] Orazione che appartiene alla serie di discorsi pronunciati nel 63 contro P. Servilio Rullo (RE n° 80; MRR 2, 168), tribuno della plebe. Cicerone si oppose ad una riforma proposta da Rullo, che prevedeva l'uso di denaro proveniente dalle conquiste per acquistare terreno italico da trasformare in colonie in cui insediare gli indigenti. Secondo Stockton 1971 (p. 90), tale opposizione era dovuta al fatto che Cicerone era un sostenitore di Pompeo e riteneva che la proposta fosse un atto di corruzione dell'elettorato ('bribery'). In una lettera ad Attico del giugno 60 (Att. 2, 1, 3), Cicerone menziona l'esistenza di quattro discorsi su questo argomento. Il primo, rivolto al Senato, e i due successivi, al popolo, sono tramandati. Crawford 1984 ritiene altamente probabile che anche il quarto fosse stato pubblicato. Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 18; Stockton 1971 = D. Stockton, Cicero: a political biography, Oxford 1971.
  • De lege Flavia:[En attente de traduction en français] Orazione pronunciata in una contio nel 60, riguardo alla proposta di legge agraria avanzata dal tribuno della plebe L. Flavio (RE n° 17; MRR 2, 565; MRR Suppl. 25), che prevedeva la distribuzione di terre ai veterani di Pompeo e ai cittadini indigenti. Cicerone supportava tale proposta, con l'aggiunta di clausole volte a proteggere le proprietà di chi già possedeva terre. L'ala conservatrice del Senato, che insieme al console Q. Cecilio Metello Celere (RE n° 86; MRR 2, 539) osteggiava la proposta, infine prevalse, probabilmente senza causare grandi dispiaceri a Cicerone che, tentando di mantenere una posizione intermedia, aveva cercato di proteggere i diritti dei proprietari terrieri. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 35.
  • De libertate Tenediorum:[En attente de traduction en français] In una lettera a Quinto (Ad Q. Fr. 2, 10, 2), Cicerone fa menzione di aver tenuto nel 54 un discorso a favore della popolazione di Tenedo, la quale aveva fatto richiesta al Senato per ottenere lo status di comunità libera. La mozione fu però rifiutata; Crawford 1984 ritiene che sia questa la ragione alla base della decisione di non pubblicare l'orazione, insieme con la poca rilevanza della questione per i Romani. Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 69.
  • De locatione Asiatica inducenda I-II:[En attente de traduction en français] Nel 61 i vincitori dell'appalto per la riscossione delle tasse in Asia si lamentarono col Senato di aver pagato un prezzo troppo alto per l'appalto e domandarono di poter versare una somma minore. Cicerone, nonostante ritenesse che la richiesta fosse turpis (Att. 1, 19, 9-10), decise di appoggiarla, temendo che altrimenti la concordia ordinum sarebbe stata compromessa. La questione rimase irrisolta fino al 59, quando il contratto fu rinegoziato e il prezzo ridotto di un terzo; anche se la sua posizione ebbe la meglio, Cicerone non rese pubblica l'orazione. Crawford 1984 ne individua la ragione nel fatto che in quell'anno la concordia ordinum si era ormai rivelata irraggiungibile, e rendere pubblico il discorso avrebbe solamente contribuito a riportarne alla memoria il fallimento. Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, nn° 32-33.
  • De Metello Celeri:[En attente de traduction en français] Nell'anno del suo consolato Cicerone rinunciò alla provincia che gli sarebbe spettata, cioè la Gallia Cisalpina, ottenuta scambiando con l'altro console, Antonio Ibrida, la Macedonia, che gli era stata inizialmente destinata. Cicerone pensava che la sua presenza fosse necessaria a Roma, ma voleva assicurarsi che il governo di una provincia di cruciale importanza come la Gallia Cisalpina andasse a qualcuno con cui fosse in buoni rapporti. Non è ben chiaro come, ma Cicerone e Antonio riuscirono a far sì che il governo della provincia andasse a Q. Cecilio Metello Celere (RE n° 86; MRR 2, 539), a favore del quale Cicerone tenne un discorso in Senato in occasione dell'assegnazione delle province ai pretori (cf. Ad fam. 5, 2, 3-4). Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 20. [CorSen]
  • De pace ad populum:[En attente de traduction en français] Il 17 marzo del 44 Cicerone aveva persuaso il Senato a concedere il perdono agli assassini di Cesare (si veda De pace ad senatum) e il giorno stesso o quello successivo aveva spiegato al popolo le ragioni di tale scelta, indicandola come necessaria alla rifondazione della repubblica. Cicerone fa menzione del discorso in una lettera del marzo 43 (fam. 12, 7, 1-2); l'orazione tenuta di fronte al popolo non fu pubblicata, come secondo Crawford 1984 anche quella pronunciata in Senato. Si fa però presente che quest'ultima affermazione contrasta con quanto sostiene Cavarzere 2007, secondo il cui parere il discorso in Senato va identificato con l'XI Filippica, che è stata pubblicata. Bibliografia: Cavarzere 2007 = Cicerone. Lettere ai familiari, a cura di A. Cavarzere e E. Narducci, Milano 2007, vol. II, p. 1222, n. 62; Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 84.
  • De pace ad senatum:Discours tenu par Cicéron deux jours après l'assassinat de César, dans lequel Cicéron avait parlé en faveur de l'amnistie des meurtriers de César, pour éviter le risque d'une guerre civile. Cicéron, du reste, approuvait le meurtre de César, qu'il voyait comme un acte héroïque. Bibliographie: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 83. (trad. Th. Grandjean)
  • De potestate rei frumentariae Pompeio danda:[En attente de traduction en français] Nel 57, dopo essere tornato dall'esilio, Cicerone tenne due discorsi riguardo alle scorte del grano, il cui prezzo era aumentato vertiginosamente; l'oratore appoggiò la proposta di mettere Pompeo a capo degli approvvigionamenti. Cicerone tenne un primo discorso in Senato, il 7 settembre; in una lettera ad Attico (Att. 4, 1, 6) è menzionato un decreto in cui Cicerone sosteneva che dovesse essere Pompeo a occuparsi del problema. Lo stesso giorno, in assemblea, Cicerone pronunciò un'altra orazione di fronte al popolo, il cui argomento però non è riportato. La decisione presa il giorno successivo dal Senato era in linea con la proposta di Cicerone. Nessuno dei due discorsi fu pubblicato. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, nn° 40-41.
  • De Reatinorum causa:[En attente de traduction en français] Nel 54 Cicerone difese la causa degli abitanti di Rieti, contrari alla richiesta degli abitanti di Interamna che volevano bloccare un canale che collegava il lago Velino con un fiume vicino per evitare inondazioni nel loro territorio. Da un passo di Tacito (Ann. 1, 79) si deduce che Cicerone vinse la causa. Crawford 1984 fa notare che la scelta di perorare la causa dei Reatini probabilmente risale all'interesse costante di Cicerone per le cause municipali, e che l'oratore parlando degli abitanti scrive di essere in fide mea (Pro Scauro, 27), cosa che implica un serio impegno nei loro confronti. L'altro passo che rende nota l'esistenza dell'orazione, mai pubblicata, si trova in una lettera del 54 (Att. 4, 15, 5). Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 60.
  • De rege Ptolemaeo Aulete I-II: cheap non owners insurance Union NJ low income auto insurance Suwanee GA
  • De Sullae bonis - De Fausto Sulla:[En attente de traduction en français] Nel 66 Fausto Cornelio Silla (RE n° 377; MRR 2, 577; MRR Suppl. 20), erede del dittatore Lucio Cornelio Silla, venne accusato de peculatu per il possesso di beni che il padre avrebbe rubato allo stato, suo legittimo possessore. In realtà, si trattava più che altro di un tentativo di alcuni politici di trarre dalla vicenda un vantaggio personale; inoltre, Fausto era un sostenitore di Pompeo, dunque suscettibile di ritorsioni da parte di nemici di diversa posizione politica. Gruen 1971 (p. 56-7) definisce la situazione 'esplosiva', con ogni probabilità a ragione, siccome Cicerone sostenne in assemblea che non era il momento opportuno per discutere la questione (Pro Cornelio 1, fr. 34), e la stessa giuria decise di non accettare il caso (Pro Cluentio 94). Il processo fu sospeso e le accuse caddero. Cicerone non pubblicò l'orazione, sia per i molti impegni che aveva nel 54, anno della pretura, sia, come suggerisce Crawford 1984, perché probabilmente nella sua aspirazione al consolato non ritenne saggio rendere pubblico il suo legame con Fausto. Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 12; Gruen 1971 = E. S. Gruen, Some criminal trials of the late Republic: political and prosopographical problems, 'Athaeneum' 49 (1971), 54-69.
  • De supplicatione Pompei I:[En attente de traduction en français]
    Nel 63, anno del suo consolato, Cicerone tenne un discorso in Senato per chiedere che fosse accordata a Pompeo una supplicatio della durata di dieci giorni, in occasione della sua vittoria contro Mitridate. L'anno successivo l'oratore fece un'altra richiesta simile (clicca qui). Stando alla testimonianza dello stesso Cicerone (De prov. cons. 27), entrambe le proposte vennero accettate.
    Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 22. [CorSen]
  • De supplicatione Pompei II:[En attente de traduction en français] Nel 62 Cicerone tenne un discorso in Senato, avanzando una proposta molto simile a quella dell'anno precedente (clicca qui); Cicerone chiedeva che venisse accordata a Pompeo una supplicatio per la sua vittoria contro Mitridate. Questo è l'unico caso noto in cui siano state accordate due supplicationes per la stessa vittoria. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 23.
  • De temporibus suis:[En attente de traduction en français] Tra il 55 e il 54 Cicerone scrisse un'opera in tre libri sul periodo del suo esilio e del successivo ritorno a Roma, la cui esistenza si può dedurre dalla corrispondenza dell'oratore e dalle allusioni di alcuni autori. Alla frammentarietà delle notizie si aggiunge una difficoltà ulteriore: una certa confusione, avvenuta nella tradizione, con il De consulatu suo LINK), opera che Cicerone aveva scritto nel 60 (come si deduce da alcune lettere), per difendersi dalle possibili accuse per la repressione sanguinosa della congiura di Catilina. Bibliografia: Jean Soubiran, Aratea: Fragments poétiques, Paris 1972, 33-41. [CorSen]
  • Dialogus more Dicaearchi - Sýllogos politikós:Opera politica “alla maniera di Dicearco”, ideata dal 28 maggio al 5 giugno 45, ma probabilmente mai realizzata, di cui resta peraltro qualche testimonianza: Att. XIII, 30, 2. [ErmMala]
  • Epistula ad Caesarem:Messaggio di complimenti a Cesare, scritto nella seconda metà di agosto 45, ma mai pubblicato, di cui resta solo testimonianza: Att. XIII, 46, 2. 50, 1. 51, 1 [ErmMala].
  • Epistula ad Caesarem de consiliis - Symbouleutikón:Lettera politica di consigli a Cesare, scritta a maggio 45, ma mai pubblicata, di cui restano solo testimonianze: Att. XII, 40, 2. 51, 2. 52, 2; XIII, 1, 3. 26, 2. 27, 1. 28, 2. 31, 3 [ErmMala].
  • Herakleídeion:
  • In Autronium testimonium:[En attente de traduction en français] P. Autronio Peto (RE n° 7; MRR 2, 537) era un amico di Cicerone, con cui era stato questore nel 75; nel 65 era stato eletto console, ma in seguito partecipò alla congiura di Catilina. Si alienò così ogni simpatia di Cicerone, che infatti rifiutò di difenderlo e nel 62 tenne in tribunale non un'orazione, ma un testimonium, in cui deponeva a sfavore di Autronio, che venne condannato ed esiliato. Crawford 1984 fa notare che il probabile motivo per cui il discorso non fu pubblicato è il fatto che poco dopo Cicerone accettò di difendere P. Cornelio Silla (RE n° 386; MRR 2, 557), console nel 65 insieme con Autronio e come lui accusato di corruzione. L'orazione vittoriosa in difesa di Silla, uomo molto influente e che aveva prestato del denaro a Cicerone, venne pubblicata. Se Cicerone avesse pubblicato anche la testimonianza contro Autronio, sarebbero potute emergere le contraddizioni nel modo in cui Cicerone aveva gestito i due casi. Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 24.
  • In Cispium:
  • In Clodium contiones:[En attente de traduction en français] Nel 61 P. Clodio Pulcro (RE n° 48; MRR 2, 548; MRR Suppl. 16), travestito da donna, si infiltrò alla festa della Bona Dea, a cui agli uomini non era permesso partecipare. Scoperto, fu processato e durante il processo si scontrò duramente con Cicerone, che riferisce di queste contiones in una lettera indirizzata ad Attico (Att. 1, 16, 1-2). L'oratore si rivolse all'avversario con termini così offensivi che Balsdon 1966 fa risalire a questo episodio la ragione dell'odio di Clodio verso Cicerone. Cicerone preferì non pubblicare i suoi discorsi, nonostante ne fosse fiero, soprattutto perché Clodio era stato assolto. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 29.
  • In Clodium I:[En attente de traduction en français] Discorso tenuto nel 57 in Senato, in cui Cicerone esprime il suo sostegno alla proposta di ritardare la data di elezione degli edili del 56; in questo modo, Clodio non avrebbe potuto essere eletto in tempo per godere dell'immunità e avrebbe dovuto affrontare il processo, voluto da Milone, per l'accusa de vi. Il suo discorso però non ebbe l'effetto sperato e alcuni sostenitori di Clodio irruppero in Senato interrompendo la seduta. Clodio riuscì a farsi eleggere, con grande scontento di Cicerone, che evitò di rendere pubblica la sua orazione. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 42.
  • In Clodium II:[En attente de traduction en français] Plutarco (Cato Minor 40, 1-2) riferisce di un incidente, avvenuto nel 56; secondo la testimonianza dello storico, Cicerone avrebbe rubato e distrutto le tavolette depositate da Clodio Pulcro (RE n° 48; MRR 2, 548; MRR Suppl. 16) al Campidoglio, contenenti il resoconto degli atti compiuti durante il suo tribunato. Crawford 1984 fa notare come il fatto non sembri addirsi a Cicerone, anche se non si può escluderne la veridicità, data la grande importanza politica di quei documenti. L'esistenza di un'orazione tenuta da Cicerone contro Clodio riguardo alla questione è discussa; anche se può essere poco credibile che i fatti si siano svolti come narra Plutarco, è tutt'altro che improbabile che Cicerone abbia tenuto un'orazione sull'illegittimità del tribunato di Clodio, chiedendo che tutti gli atti compiuti dal suo avversario durante il tribunato venissero invalidati. Non la pubblicò molto probabilmente perché nella questione era coinvolto Catone, la cui magistratura a Cipro rientrava fra le iniziative prese da Clodio. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 55. [CorSen]
  • In Clodium testimonium:[En attente de traduction en français] Nel maggio 61 si tenne un processo contro P. Clodio Pulcro (RE n° 48; MRR 2, 548; MRR Suppl. 16), accusato di avere partecipato, travestito da donna, alla festa della Bona Dea, vietata agli uomini. Cicerone testimoniò di aver visto Clodio poche ore prima del suo crimine, rendendo così non valido il suo alibi; Clodio aveva infatti giurato di trovarsi ad Interamna il giorno della festa. Con stupore di Cicerone e non solo, Clodio alla fine del processo fu giudicato innocente, probabilmente per aver corrotto la giuria. Cicerone e Clodio erano stati alleati durante la congiura di Catilina; Crawford 1984 fa notare che anche se questo precedente della testimonianza non fu probabilmente l'unico alla base della loro futura inimicizia, contribuì sicuramente a far crescere il rancore di Clodio nei confronti di Cicerone. Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 27.
  • In Clodium tribunatum plebis petentem:[En attente de traduction en français] All'inizio del 60 Clodio Pulcro (RE n° 48; MRR 2, 548; MRR Suppl. 16) aveva cercato di farsi adottare da una famiglia plebea, pur non avendone i requisiti, attraverso un plebiscito a cui però fu posto il veto. Da una lettera ad Attico (Ad Att. 2, 1, 4-5) si può dedurre che la questione fu riproposta in Senato, dove Cicerone tenne un discorso accusando Clodio di incoerenza e prendendosi gioco della sua questura in Sicilia. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 36. [CorSen]
  • In Gabinium testimonium:[En attente de traduction en français] Nel 54 A. Gabinio (RE n° 11; MRR 2, 570) fu processato principalmente per una spedizione che aveva organizzato durante il proconsolato in Siria (57-54) per reinstaurare sul trono d'Egitto Tolomeo Aulete, con l'accusa di aver abusato dell'imperium a lui concesso e di aver agito senza l'autorizzazione dello stato. Gabinio era sostenuto da Pompeo, che aveva cercato di convincere Cicerone a incaricarsi della difesa, ma senza risultato; l'oratore infatti odiava Gabinio, soprattutto per il comportamento che aveva avuto prima e durante il suo esilio. Cicerone testimoniò dunque contro Gabinio, ma il processo terminò con l'assoluzione dell'imputato. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 64. [CorSen]
  • In Munatium Plancum:[En attente de traduction en français] T. Munazio Planco Bursa (RE n° 32; MRR 2, 594) era un sostenitore di P. Clodio Pulcro (RE n° 48; MRR 2, 548; MRR Suppl. 16) e tribuno della plebe nel 52; il tribunato terminava il 9 dicembre e poco dopo egli fu processato per il suo ruolo nelle rivolte successive alla morte di Clodio. Il ruolo di Cicerone nel processo fu inusuale: si tratta infatti dell'unico caso oltre a quello in cui attaccò Verre, in cui Cicerone rappresentò l'accusa. Questo si deve con ogni probabilità al fatto che Planco era uno dei suoi peggiori nemici, e con sua gran gioia fu condannato. Da una lettera del gennaio 51 (fam. 7, 2, 2-3) Cicerone sembra considerare l'esito del processo come una sorta di vendetta per i precedenti comportamenti di Planco e come un segno della simpatia che la giuria provava nei suoi confronti. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 79.
  • In Oligarchos:[En attente de traduction en français] Cicerone tenne questo discorso nel 66, il giorno del termine del suo mandato come pretore; in seguito ai disordini che si erano verificati per la sua decisione di concedere a Manilio un solo giorno per i preparativi di un processo, parlò di fronte all'assemblea spiegando le sue ragioni. Quando si accorse di stare facendo una buona impressione sul popolo, passò all'attacco del partito oligarchico e di quelli che erano gelosi di Pompeo. Cassio Dione (36, 44, 2) individua negli oligarchi l'intero Senato, ma tale interpretazione è ritenuta esagerata; Crawford 1984 nota come sarebbe stato davvero poco saggio attaccare tutti i senatori, il cui appoggio era necessario per ottenere il consolato cui Cicerone ambiva. Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 14.
  • In petitionem Vatini:[En attente de traduction en français] Nel 56 ci fu un'aspra campagna per l'elezione alla pretura, che vedeva come oppositori M. Porcio Catone e P. Vatinio (RE n° 3; MRR 2, 632). Quest'ultimo, sostenitore di Cesare e seguace di P. Clodio Pulcro (RE n° 48; MRR 2, 548; MRR Suppl. 16), era da qualche tempo in rapporti tutt'altro che amichevoli con Cicerone che lo aveva aspramente attaccato durante il processo a P. Sestio (RE n° 6; MRR 2, 620; si veda anche la Pro Sestio) avvenuto nel 56. Nonostante il sostegno di Pompeo a Vatinio, Cicerone aveva deciso di appoggiare Catone, che si opponeva non solo a Vatinio, ma anche ai triumviri. L'elezione fu posticipata a causa delle violenze che si erano verificate ed ebbe luogo all'inizio del 55; ne uscirono vincitori Pompeo e Crasso, che riuscirono a far ottenere la pretura a Vatinio, mediante violenze, ostruzione e corruzione. Siccome l'elezione avvenne all'inizio del 55, è probabile che il discorso di Cicerone contro Vatinio risalga allo stesso periodo o alla fine del 56. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 56. [CorSen]
  • In Syracusanorum senatu:[En attente de traduction en français] Nel 70 Cicerone fece un viaggio in Sicilia per raccogliere prove contro C. Verre (RE n° 1; MRR 2, 633); in quest'occasione egli tenne un'orazione di fronte al Senato di Siracusa. Il discorso fu ben accolto: i senatori approvarono un decreto contro Verre e promisero a Cicerone di fornirgli assistenza, copie di alcuni documenti e deposizioni contro i furti commessi da Verre. L'orazione non fu resa pubblica; Crawford 1984 nota come il materiale pubblicato contro Verre fosse già ampiamente sufficiente. Inoltre, Cicerone si rivolse al Senato in greco, attirandosi le critiche di L. Cecilio Metello (RE n° 74; MRR 2, 538); questo può essere stato un ulteriore deterrente. Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 8.
  • Nilus:[En attente de traduction en français] Opera di cui resta solamente il titolo, nominato in un elenco di opere poetiche di Cicerone nella biografia dell'imperatore Gordiano I (159-238) scritta da Giulio Capitolino (Gord. tres, 3, 2). Soubiran 1972 ritiene che la scelta del soggetto fosse dovuta al fatto che si trattava di un tema alessandrino toccato dallo stesso Callimaco. Bibliografia: Soubiran 1972 = Jean Soubiran, Aratea: Fragments poétiques, Paris 1972, 6-7. [CorSen]
  • Pontius Glaucus:[En attente de traduction en français] La prima opera poetica di Cicerone di cui si abbia conoscenza è un poemetto in tetrametri trocaici citato da Plutarco e intitolato Pontius Glaucus, che Cicerone avrebbe composto tra i 12 e i 15 anni (95-90'). Non se ne conserva alcun frammento. Glauco, trasformato in dio marino, amante di Scilla e di Arianna, è un tipico eroe alessandrino. Soubiran 1972 sostiene che l'opera era probabilmente l'imitazione di un originale greco. Bibliografia: Soubiran 1972 = Jean Soubiran, Aratea: Fragments poétiques, Paris 1972, 5-6. [CorSen]
  • Porcia laudatio:
  • Pro Acilio:[En attente de traduction en français] In una lettera del gennaio 44 (Ad fam. 7, 30, 3) Cicerone riferisce di aver difeso due volte un Acilio da accuse capitali e di averlo fatto assolvere (rebus salvis; Acilio viene definito homo non ingratus, che vehementer observat Cicerone). Ci sono però due problemi relativi a questi discorsi; il primo è che, non essendoci altre fonti, non c'è modo di sapere quali fossero le accuse esatte né la data del processo. Il secondo riguarda l'identificazione stessa di Acilio. La questione è molto complicata ed è stata discussa, tra gli altri, da Shackleton Bailey 1976, Shackleton Bailey 1977, Grant 1946 e Crawford 1984, alle cui opere si rimanda per una trattazione approfondita. Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, nn° 87-88; Grant 1946 = M. Grant, From imperium to auctoritas, Cambridge 1946, 17, 26; Shackleton Bailey 1976 = D. R. Shackleton Bailey, Two studies in Roman nomenclature, American Classical Studies 3 (1976), 257; Shackleton Bailey 1977 = D. R. Shackleton Bailey, Cicero: Epistulae ad familiares, Cambridge 1977, 435-6. [CorSen]
  • Pro adulescentibus Romanis in Sicilia:[En attente de traduction en français] Orazione pronunciata nel 75, anno in cui Cicerone era questore in Sicilia. A farne menzione è Plutarco (Cicero, 6), che narra che in occasione di una non meglio specificata guerra alcuni giovani Romani furono accusati di viltà. Però nel 75 in Sicilia non c'era alcuna guerra in corso; è probabile che il coinvolgimento di Cicerone sia dovuto al fatto che questi giovani erano di buona famiglia, e la loro difesa era un favore che in futuro Cicerone avrebbe potuto riscuotere. Secondo Crawford 1984 questo spiegherebbe anche come mai l'orazione non fu pubblicata: tenere privata la questione era un'ulteriore cortesia nei confronti delle famiglie. I giovani, rappresentati da Cicerone e dal pretore di Sicilia, vinsero il processo. Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 3.
  • Pro Ampio Balbo:[En attente de traduction en français] Si trova menzione di un'orazione a favore di T. Ampio Balbo (RE n° 1; MRR 2, 529; MRR Suppl. 4-5) in una lettera di Cicerone (Leg. 2, 2, 6) e in un passo di Quintiliano (Inst. 3, 8, 50). Le informazioni riguardo al caso sono però molto poche; non è noto di quale reato fosse stato accusato Balbo, né l'anno esatto in cui l'orazione fu pronunciata. Gruen 1974 (p. 313-14) avanza l'ipotesi che possa essere stata tenuta nel 55, anno in cui furono accusati molti personaggi legati a Pompeo, sulla base di uno dei pochi fatti certi: l'inusuale partecipazione di Pompeo stesso nel collegio di difesa. Crawford 1984 nota che se il processo si fosse tenuto alla fine degli anni '60 Balbo avrebbe dovuto essere assolto perché nel 59 ricoprì la pretura. La studiosa ritiene comunque difficile che l'esito del processo sia stato sfavorevole a Balbo, anche se si fosse svolto più tardi, ma non ci sono abbastanza dati per determinarlo con certezza. Crawford 1984 ipotizza anche che, data la forte influenza di Pompeo su Cicerone in quel periodo, questi sia stato forzato ad accettare la difesa di Ampio. In questo caso, la mancata pubblicazione dell'orazione si potrebbe spiegare con il desiderio di Cicerone di non mettere in ombra Pompeo; un'altra possibilità indicata è che Cicerone abbia preferito evitare di diffondere un'orazione pronunciata con riluttanza. Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 59; Gruen 1974 = E. S. Gruen, The last generation of the Roman Republic, Berkeley - Los Angeles 1974.
  • Pro Asicio:[En attente de traduction en français] P. Asicio (RE n° 1) fu accusato dell'omicidio di Dione (RE n° 14), un filosofo accademico e cittadino di Alessandria che faceva parte di una delegazione giunta a Roma nel 57 per parlare contro la restaurazione al potere di Tolomeo Aulete (RE n° 33; MRR 2, 188). Molti membri dell'ambasceria furono fatti uccidere su ordine dello stesso Tolomeo. L'orazione fu tenuta nel 56; Cicerone la menziona in due passi della Pro Caelio (23-24; 51), pronunciata nell'aprile dello stesso anno. Rimane poco chiaro il ruolo di M. Celio Rufo (RE n° 35; MRR 2, 540; MRR Suppl. 11-12) nella vicenda; in ogni caso le voci di un suo coinvolgimento, veritiere o meno, erano usate dai suoi nemici per mettere Pompeo in cattiva luce. La questione era politicamente molto complicata; qui si accenna solo al fatto che sia Pompeo sia P. Cornelio Lentulo Spinter (cui Cicerone molto doveva per gli sforzi compiuti per farlo richiamare dall'esilio; RE n° 238; MRR 2, 544; MRR Suppl. 19) erano favorevoli al ritorno sul trono dell'Aulete. Dunque è naturale che Cicerone volesse gratificare entrambi. Crawford 1984 suggerisce che uno dei motivi per non pubblicare l'orazione fosse proprio il voler evitare che nascessero sospetti su un coinvolgimento di Pompeo, in seguito all'assoluzione di Asicio. Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 43.
  • Pro Bestia I-IV:[En attente de traduction en français] Cicerone difese L. Calpurnio Bestia (RE n° 24; MRR 2, 541; MRR Suppl. 12) sei volte. I primi quattro processi risalgono probabilmente agli anni precedenti al 58; i capi di accusa sono ignoti, ma sappiamo che si risolsero tutti con l'assoluzione dell'imputato. Una testimonianza dell'esistenza di questi processi si trova in Phil. 11, 11. Per i due processi successivi si vedano Pro Bestia V e Pro Bestia VI. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, nn° 45-48.
  • Pro Bestia V:[En attente de traduction en français] Nel febbraio 56 Cicerone difese con successo L. Calpurnio Bestia (RE n° 24; MRR 2, 541; MRR Suppl. 12) dall'accusa de ambitu. Nessuna delle orazioni a favore di Bestia fu pubblicata; Crawford 1984 fa notare che in questo caso è probabile che, siccome l'accusa era sostenuta da M. Celio Rufo (RE n° 35; MRR 2, 540; MRR Suppl. 11-12), suo protetto, Cicerone abbia voluto evitare di rendere pubblica una sua vittoria a scapito di un fallimento di Celio. Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 49.
  • Pro Bestia VI:[En attente de traduction en français] M. Celio Rufo (RE n° 35; MRR 2, 540; MRR Suppl. 11-12), dopo l'aprile del 56, fece di nuovo causa a L. Calpurnio Bestia (RE n° 24; MRR 2, 541; MRR Suppl. 12), sempre accusandolo de ambitu (si veda per il processo precedente Pro Bestia V ). Questa volta Cicerone non riuscì ad ottenere l'assoluzione dell'imputato che fu condannato all'esilio finché Cesare e Marco Antonio lo richiamarono, nel 44. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 50.
  • Pro C. Antonio:[En attente de traduction en français] C. Antonio Ibrida (RE n° 19; MRR 2, 531), che nel 63 fu il console collega di Cicerone, esercitò il proconsolato in Macedonia dal 62 al 60. Il suo governo fu fallimentare e oppressivo; egli subì inoltre delle sconfitte militari; a questo proposito Cicerone aveva già parlato in Senato in suo favore nel 62 (si veda De C. Antonio). Nel 59, al termine del servizio, Antonio fu processato per accuse che non sono chiare (per approfondimenti si veda Crawford 1984). Sembra però molto probabile la presenza dei triumviri dietro l'accusa. Cicerone, anche se controvoglia e in una posizione scomoda, accettò di difendere l'ex collega, ma non riuscì a farlo assolvere. Antonio fu condannato all'esilio. Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 37. [CorSen]
  • Pro Caninio:[En attente de traduction en français] Orazione pronunciata nel 55 in difesa di Caninio (RE n° 3; MRR 2, 542), tribuno della plebe dell'anno precedente e sostenitore di Pompeo riguardo alla restaurazione sul trono di Tolomeo Aulete (RE n° 33; MRR 2, 188). Probabilmente fu proprio questo suo legame con Pompeo a spingere Cicerone ad occuparsi della difesa, perché a quel tempo i rapporti tra lui e Caninio erano tutt'altro che buoni. Non si è a conoscenza del capo di accusa né dell'esito del processo. Non ci sono dati decisivi a favore o contro l'assoluzione: in seguito al giudizio, si hanno notizie della presenza di Caninio ad Atene (fam. 2, 8, 3), dove è plausibile che si trovasse in esilio, dunque in conseguenza di una condanna. Ma ci sono anche attestazioni (fam. 2, 8, 3; 9, 2, 1; Att. 16, 14, 4) di un miglioramento dei rapporti tra i due, che secondo Ciaceri 1939 potrebbe essere dovuto alla vittoria del processo. Crawford 1984 nota come la pubblicazione dell'orazione, se vittoriosa, avrebbe potuto offendere P. Cornelio Lentulo Spinter (RE n° 238; MRR 2, 544; MRR Suppl. 19) cui Cicerone era molto grato per l'appoggio alla sua causa del ritorno dall'esilio; se invece il processo fosse stato perso, ci sarebbe stato ancor meno motivo di pubblicarla. Cicerone nomina questa orazione in una lettera del settembre 55 (fam. 7, 1, 4); altra menzione ne fa Valerio Massimo (4, 2, 6). Bibliografia: Ciaceri 1939 = E. Ciaceri, Cicerone e i suoi tempi, Milano 1939, 2, 114; Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 58.
  • Pro Cispio:M. Cispio (RE n° 4; MRR 2, 544) fu processato, probabilmente nel 56, in merito a reati commessi nel 58, anno in cui era tribuno della plebe; siccome si era impegnato a favore del ritorno di Cicerone dall'esilio (Pro Planco 75-77), l'oratore accettò di difenderlo, nonostante i rapporti tra i due non fossero stati sempre buoni. Gruen 1974 (p. 304) suggerisce che Cispio sia stato perseguito dai sostenitori di P. Clodio Pulcro (RE n° 48; MRR 2, 548; MRR Suppl. 16) proprio per l'appoggio offerto a Cicerone; l'oratore ebbe così l'occasione di opporsi alle loro azioni. L'imputato fu però condannato e mandato in esilio. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 57; Gruen 1974 = E. S. Gruen, The last generation of the Roman Republic, Berkeley - Los Angeles 1974.
  • Pro Dolabella:[En attente de traduction en français] Cicerone difese P. Cornelio Dolabella (RE n° 141; MRR 2, 552; MRR Suppl. 19) due volte, nel 52, da accuse capitali non specificate, da cui deve essere stato assolto perché sono note sue attività politiche successive. I rapporti tra i due non furono mai buoni, nemmeno dopo che nel 50 Dolabella sposò la figlia di Cicerone nonostante le perplessità del padre, che esprime un giudizio positivo, pur con riserve, sul fidanzamento in fam. 2, 25, 2; e dopo il matrimonio scrive, in Att. 7, 3, 12 gener est suavis mihi, Tulliae, Terentiae; seguono elogi all'ingenium e alla humanitas di Dolabella, anche se poi Cicerone aggiunge: reliqua, quae nosti, ferenda. La situazione tra i due non migliorò nemmeno dopo il processo, date le invettive contro il genero che si possono leggere in un passo delle Filippiche (Phil. 11, 9). Non è molto chiaro il motivo per cui Cicerone accettò di difendere Dolabella, né perché l'orazione non fu pubblicata. Crawford 1984 ipotizza che fosse di scarsa importanza politica e che la questione richiedesse una certa discrezione. L'esistenza di questa orazione ci è nota da due lettere, una dell'aprile 50 e una del giugno 45 (fam. 3, 10, 1.5; fam. 6, 11, 1) e dal passo delle Filippiche sopra citato. Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 76-77.
  • Pro Druso:[En attente de traduction en français] Nel 54 Cicerone, su richiesta di Pompeo, difese senza grande convinzione M. Livio Druso (RE n° 12; MRR 2, 248; MRR Suppl. 36) dall'accusa di praevaricatio, mossagli da alcuni oppositori dei triumviri. Nonostante la vittoria ottenuta (anche se con lo stretto margine di quattro voti) Cicerone non pubblicò il discorso. Crawford 1984 individua le ragioni di questa scelta nel fatto che l'orazione era stata tenuta su costrizione di Pompeo, e Cicerone non amava rendere pubblica la sua sottomissione alla volontà di chi era più potente di lui. Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 62. [CorSen]
  • Pro Fonteio I:[En attente de traduction en français] M. Fonteio (RE n° 12; MRR 2, 566), probabilmente nel 69, dovette affrontare un processo in base alla lex Cornelia de repetundis. Fu accusato di aver riscosso delle tasse illegali durante il suo propretorato in Gallia Narbonense per supportare Pompeo e Q. Cecilio Metello Pio (RE n° 98; MRR 2, 540; MRR Suppl. 11), che stavano combattendo in Spagna. Tra le estorsioni di cui Fonteio fu accusato c'erano confische di denaro, grano e cavalli e una tassa sul vino. Crawford 1984 ritiene che Cicerone abbia assunto la difesa di Fonteio per lealtà nei confronti degli equites; Ciaceri 1939 sostiene che l'oratore fu persuaso dai cavalieri. In ogni caso non sembra che ci fossero stretti rapporti tra i due personaggi. Le orazioni pronunciate nel processo furono due; quella dell'actio I è andata completamente perduta, mentre rimangono alcuni estratti e frammenti di quella dell'actio II. Bibliografia: Ciaceri 1939 = E. Ciaceri, Cicerone e i suoi tempi, Milano 1939, 89; Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 10. [CorSen]
  • Pro Ligario I:[En attente de traduction en français] Nel novembre del 46 Cicerone tenne due discorsi in difesa di Q. Ligario (RE n° 5; MRR 2, 581; MRR Suppl. 35). Mentre il secondo, riguardante l'accusa di perduellio, si è conservato, del primo sono rimaste solo testimonianze (Ad fam. 6, 14, 2; Pro Ligario, 14). Si trattava di una supplica privata di fronte a Cesare, in cui Cicerone chiedeva che Ligario fosse perdonato per essersi schierato contro il dittatore durante la guerra civile. A Ligario infatti era stato fatto divieto di rientrare a Roma, proprio perché aveva combattuto a fianco di Pompeo. Prima che Cesare prendesse una decisione, Ligario fu accusato di perduellio e sottoposto ad un processo in cui fu difeso da Cicerone nell'orazione che ci è pervenuta. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 82. [CorSen]
  • Pro Matrinio:[En attente de traduction en français] Nella Pro Cluentio (126) Cicerone fa menzione di aver perorato la causa di D. Matrinio (RE n° 2) di fronte a due pretori e a due edili curuli. Nel 70 Matrinio era stato degradato dai censori tra gli aerarii e si trovava dunque in una posizione di svantaggio per la candidatura alla carica di scriba aedilicius. Cicerone cercò di dimostrare che Matrinio era stato retrocesso ingiustamente; da quanto si può dedurre dal passo della Pro Cluentio sopra citato, l'oratore riuscì nel suo scopo. Non sono noti i motivi che spinsero Cicerone a occuparsi della difesa di Matrinio, di cui non si sa quasi nulla e che, a quanto scrive Cicerone stesso, non era un cittadino ricco né famoso né potente. Sicuramente il suo potere sarebbe notevolmente aumentato nel caso fosse stato eletto scriba; comunque, Crawford 1984 individua tra le motivazioni che indussero Cicerone a non rendere pubblica l'orazione lo scarso interesse che il caso doveva suscitare. Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n°11. [CorSen]
  • Pro Messio:[En attente de traduction en français] C. Messio (RE n° 2; MRR 2, 591), edile curule o plebeo nel 55, fu processato nell'estate del 54 per accuse sulla base della lex Licinia de sodaliciis, che prevedeva sanzioni contro l'uso di gruppi organizzati per la corruzione dei giudici nelle tribù. Probabilmente a scatenare il processo fu la controversa nomina di Messio a edile. Crawford 1984 ritiene che questo processo sia da annoverare tra i molti che furono intentati nel 54 contro gli alleati di Pompeo. Cicerone accettò la difesa di Messio anche per l'amicizia che li legava (Messio si era prodigato affinché Cicerone potesse tornare dall'esilio). Non è chiaro quale sia stato l'esito del processo, anche se è probabile che Cicerone abbia vinto, poiché pare che dopo il processo Messio abbia nuovamente assunto la legatio presso Cesare da cui era stato richiamato (cf. Ad Att. 4, 15, 9). Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 61. [CorSen]
  • Pro muliere Arretina:[En attente de traduction en français] Durante la dittatura di Silla, nell'80 o nel 79, Cicerone tenne una delle sue prime orazioni in difesa di una donna di Arezzo, i cui cittadini Silla aveva privato del diritto di voto. Si tratta di uno dei due soli casi noti di discorsi tenuti in difesa di una cliente di sesso femminile. L'azione legale in questione era detta 'legis actio sacramento in rem' ed era già poco in uso ai giorni di Cicerone; riguardava una scommessa fatta dal querelante, C. Aurelio Cotta (RE n° 96; MRR 2, 536), e dal difensore di fronte ai decemviri. La posta era la condizione di servitù o di libertà della donna difesa da Cicerone, il cui nome è sconosciuto. Il processo fu vinto da Cicerone. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n°1. [CorSen]
  • Pro Munatio Planco:[En attente de traduction en français] T. Munazio Planco Bursa fu uno dei peggiori nemici di Cicerone, odiato addirittura più di Clodio Pulcro (RE n° 48; MRR 2, 548; MRR Suppl. 16; cf. Ad fam. 7, 2, 3); nel 52 l'oratore aveva perseguito Bursa e ne aveva ottenuto l'esilio (si veda In Munatium Plancum). In una data imprecisata, probabilmente prima del 52, e in circostanze sconosciute, Cicerone difese Bursa. Del processo è noto solamente l'esito: come testimonia Plutarco (Vita Cic. 25), Cicerone riuscì a far assolvere Bursa ?oscurando il caso? in modo che la colpevolezza dell'imputato non risultasse evidente agli occhi della giuria. Crawford 1984 individua alla base della successiva inimicizia tra i due (dovuta in gran parte all'appoggio fornito da Bursa a Clodio) il fatto che Bursa, appena era stato assolto dalle accuse, aveva perseguito un amico di Cicerone, che Plutarco riferisce chiamarsi Sabino. L'identificazione di questo personaggio è dubbia; secondo Crawford 1984 si tratterebbe di T. Vettio Sabino (MRR 2, 189, 198, 204) e sulla base di questa ipotesi la data del processo sarebbe da far risalire agli anni 56-52. Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 78. [CorSen]
  • Pro Mustio:[En attente de traduction en français] Nel 73 Cicerone difese C. Mustio (RE n° 2) in un processo di cui pochissimo è noto. Secondo Alexander 1977 era una questione di diritto civile, forse condictio (risarcimento di una certa somma di denaro), e l'imputato era un eques. Cicerone riuscì a far assolvere il suo cliente. Bibliografia: Alexander 1977 = M. C. Alexander, Forensic advocacy in the late Roman Republic, Toronto 1977, 244; J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 5. [CorSen]
  • Pro Pisone:[En attente de traduction en français] Nel 63 C. Calpurnio Pisone (RE n° 63; MRR 2, 541) fu accusato di aver inflitto una pena illegale ad un Gallo Transpadano. L'accusa era sostenuta da Giulio Cesare, che stava cercando di rafforzare la sua alleanza con Pompeo perseguendone i nemici e di mostrare la sua solidarietà ai Galli. Cicerone accettò di occuparsi della difesa di Pisone, che aveva supportato la sua candidatura al consolato, e riuscì a ottenere l'assoluzione del cliente. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 17. [CorSen]
  • Pro Popillio Laenate:[En attente de traduction en français] Le testimonianze di un'orazione tenuta in difesa di C. Popillio Lenate (RE n° 16; MRR 2, 350; MRR Suppl. 48), che fu uno degli assassini di Cicerone, sono relativamente tarde e appaiono influenzate dalla tradizione delle scuole di retorica: Seneca Padre (Contr. 7, 2, 8) afferma che i declamatori parlavano di un'accusa di parricidio, mentre in realtà si trattava di una causa di diritto civile. Il resoconto più completo si trova in Valerio Massimo (5, 4, 3), che narra che Cicerone accettò la difesa di Popillio e riuscì a farlo assolvere; lo storico riferisce anche che Cicerone fu esortato ad occuparsi del caso da M. Celio Rufo (RE n° 35; MRR 2, 540; MRR Suppl. 11-12), che morì nel 48: è dunque possibile stabilire questo anno come terminus ante quem. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 81. [CorSen]
  • Pro Saufeio I-II:[En attente de traduction en français] M. Saufeio (RE n° 6), secondo in comando di T. Annio Milone (RE n° 67; MRR 2, 530) nella cosiddetta battaglia di Bovillae, fu accusato di aver partecipato all'assassinio di Clodio. Nel 52 Saufeio fu difeso da Cicerone due volte, entrambe con successo. La prima volta, accusato in base alla lex Pompeia de vi, fu assolto con il margine di un solo voto; la seconda, in base alla lex Plauta de vi, risultò innocente per 13 voti. Evidentemente Cicerone accettò di difendere Saufeio dati i suoi obblighi nei confronti di Milone. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, nn° 73-74. [CorSen]
  • Pro Scamandro:[En attente de traduction en français] Nel 74 Cicerone difese Scamandro (RE n° 3), liberto dei Fabricii, da un'accusa sulla base della lex Cornelia de sicariis et veneficis. L'oratore fu persuaso ad accettare la causa da una delegazione della popolazione di Alatri, città vicina ad Arpino, che chiese il suo aiuto. Scamandro era stato colto in flagrante con del veleno che avrebbe dovuto usare contro A. Cluenzio Abito (RE n° 4) e con il denaro della ricompensa. Le prove erano schiaccianti e la difesa non poté fare molto; Cicerone perse la causa. Le notizie che abbiamo di questo processo provengono dalla Pro Cluentio (47, 49-55), che risale all'anno 66; poiché Cicerone si trovò a difendere in questa orazione l'antico avversario, diede una dettagliata spiegazione del processo precedente. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n°4. [CorSen]
  • Pro Scauro ambitus reo:[En attente de traduction en français] Nel 54 M. Emilio Scauro (RE n° 141; MRR 2, 528), in gara per il consolato dell'anno successivo, fu accusato di aver commesso estorsioni in Sardegna mentre vi svolgeva la propretura. Fu difeso da sei avvocati, tra cui Cicerone, che pubblicò il discorso pronunciato in questa occasione (si veda Pro Scauro); Scauro fu prosciolto. Poco dopo fu nuovamente accusato de ambitu, insieme agli altri tre candidati al consolato. È certo che Cicerone tenne un'orazione in sua difesa, ma non è certa la data, e non è chiaro nemmeno se l'oratore abbia tenuto anche un secondo discorso sullo stesso argomento. Sia Pompeo sia Cesare appoggiavano la candidatura di Scauro, ma Pompeo non esitò a ritirare il suo supporto quando la situazione divenne scottante. Scauro non fu eletto console, ma le accuse contro di lui non furono ritirate; a difenderlo rimase il solo Cicerone, che però non riuscì ad evitare al cliente la condanna all'esilio. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 66. [CorSen]
  • Pro Scipione Nasica:[En attente de traduction en français] Q. Cecilio Metello Pio Scipione Nasica (RE n° 90; MRR 2, 540) fu processato nel 60 in base alla lex Tullia de ambitu per brogli elettorali. L'accusatore era M. Favonio (RE n° 1; MRR 2, 565; MRR Suppl. 24), che sperava, facendo condannare il rivale, di causare delle nuove elezioni. A uscire vincitore dal processo fu però Scipione (cf. Ad Att. 2, 2, 9). Non è chiaro il motivo per cui Cicerone abbia deciso di difendere Scipione contro Favonio, che in precedenza aveva appoggiato e che era schierato con M. Porcio Catone (RE n° 16; MRR 2, 606; MRR Suppl. 49-50). Crawford 1984 indica tra i motivi di Cicerone per non pubblicare l'orazione la volontà di non arrecare imbarazzo a Favonio e di non recare un'offesa a Catone. Bibliografia: Crawford 1984 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 34. [CorSen]
  • Pro Sestio de ambitu:[En attente de traduction en français] Nel 52 Sestio (RE n° 6; MRR 2, 620; MRR Suppl. 69) fu processato, probabilmente per l'accusa de ambitu. Sestio era già stato accusato de vi nel 56 ed era stato difeso da Cicerone, che era riuscito a ottenere l'assoluzione dell'imputato e aveva pubblicato l'orazione (si veda la Pro Sestio). Nonostante una testimonianza di Appiano (2, 24), secondo la quale nel 52 un certo Sestio fu condannato de ambitu, sembra che Cicerone abbia ottenuto per il cliente il proscioglimento dalle accuse. Non c'è una menzione diretta dell'esistenza di un'orazione tenuta da Cicerone in difesa di Sestio in questo frangente, ma due lettere (Ad Att. 13, 49, 1; Ad fam. 7, 24, 2) danno ragione di credere che l'oratore abbia pronunciato un discorso in difesa del cliente e amico. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n° 75. [CorSen]
  • Pro Sthenio:[En attente de traduction en français] Risulta da Verr. 2, 2, 100 che nel 72 Cicerone tenne un discorso davanti al collegio dei tribuni della plebe in difesa di Stenio (RE n° 8), un cittadino di Terme, in Sicilia. Verre, volendo vendicarsi di Stenio, che gli aveva impedito di sottrarre alla città di Terme delle statue antichissime e preziosissime, aveva indotto alcuni concittadini ad accusarlo di falso in atto pubblico. Stenio si era rifugiato a Roma, dove i consoli avevano fatto approvare dal senato un decreto che proibiva di emettere un giudizio in un processo in assenza dell'imputato. Verre aveva egualmente citato e fatto condannare Stenio in absentia per un reato capitale. Cicerone con il suo discorso ottenne dai tribuni della plebe la revoca di una precedente deliberazione che aveva dichiarato illegittimo il soggiorno di Stenio a Roma. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n°6. [CorSen]
  • Pro Thermo I-II:[En attente de traduction en français] Nel 59 Cicerone difese in due processi, entrambi risolti a favore dell'imputato, un personaggio la cui identificazione è problematica. Due possibili candidati sono A. Minucio Termo (RE n° 61 (60'); MRR 2, 143) e Q. Minucio Termo (RE n° 67; MRR 2, 592). Crawford 1984 ritiene più probabile che si tratti del secondo, che nel 62 fu tribuno della plebe ed era politicamente allineato con Cicerone. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, nn° 38-39. [CorSen]
  • Pro Titinia:[En attente de traduction en français] Titinia (RE n° 26), moglie di C. Aurelio Cotta (RE n° 96; MRR 2, 536), nel 79 fu accusata di avvelenamento e processata in base alla lex Cornelia de sicariis et veneficis. Cicerone accettò di occuparsi della difesa; gli esiti del processo sono ignoti. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The lost and unpublished orations, Göttingen 1984, n°2. [CorSen]
  • Pro Tullio I:[En attente de traduction en français] Nel 72 o nel 71 Cicerone ricoprì il ruolo di patronus di M. Tullio (RE n° 12), querelante in un caso riguardante damnum datum vi hominibus armatis. I retroscena risalivano ad una disputa per la proprietà di un terreno; Tullio aveva ereditato un possedimento confinante con terreni recentemente acquistati da Fabio (RE n° 28). Questi terreni non si erano rivelati produttivi come Fabio aveva sperato, ed egli aveva avanzato delle pretese sui terreni di Tullio. La disputa si era risolta in tribunale a favore di quest'ultimo, e Fabio aveva dato sfogo al suo risentimento facendo uccidere dai suoi schiavi alcuni degli schiavi di Tullio. Tullio ricorse nuovamente in tribunale, e Cicerone pubblicò il discorso tenuto in quell'occasione. Dall'orazione, che si è conservata in due palinsesti danneggiati (si veda -->
  • Racili edictum:
  • Serrani laudatio:
  • Uxorius:Le titre, que l'on peut traduire par le mari docile, suggère l'idée que l'argument de l'ouvrage était léger, peut-être même comique. Plusieurs hypothèses sur le genre littéraire ont été formulées: comédie, mime, satire, idylle. Bibliographie: Jean Soubiran, Aratea: Fragments poétiques, Paris 1972, 7-8. [CorSen] (traduction: Thierry Grandjean)