Cicerone e il pensiero romano
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Cicerone - II - Frammenti
  • Alcyones:In gioventù Cicerone scrisse un poemetto, con ogni probabilità una specie di epillio, imitazione di un'opera alessandrina. Narrava della storia di Ceice e della moglie Alcione, entrambi trasformati in alcioni in seguito ad un naufragio. La scelta di questo soggetto conferma il gusto del giovane Cicerone per i racconti meravigliosi e gli scenari marini, presenti anche nel Pontius Glaucus. Il poemetto è menzionato da IUL. CAP. Gord. 3, 2; ne è citato un frammento in esametri da NON. 65, 8 M. (=90 L.). Bibliografia: Jean Soubiran, Aratea: Fragments poétiques, Paris 1972, 8. [CorSen]
  • Cato:Completato verosimilmente nel luglio del 46 a.C. (Epist. Att. XII, 5,2), poco dopo la morte ad Utica di Catone Minore, questo scritto ha sempre posto molteplici problemi, a partire dal genere e dalla forma: Büchner (R.E. vii a, 1272) lo definì «ein Protest gegen die Politik Caesars», mentre molti, seguendo Tacito (Ann. IV, 34, 4: [sott. Cicero] Catonem caelo aequavit) e le riflessioni di Cicerone stesso sulla laudatio, ne hanno maggiormente sottolineato il carattere di encomio realizzato secondo i precetti della retorica greca (Kumaniecki e Kierdorf, per esempio); Jones (Cicero's 'Cato', RhM 113, 1970, pp. 188-196) invece, lo ha voluto far rientrare ' sulla scorta degli scholia a Giovenale 6, 338 e avendone anche individuato possibili nuovi frammenti ' nel genere biografico, ma realizzato sotto forma di dialogo, sul modello dei Dialogi di Sulpicio Severo o della Vita di Euripide di Satiro. I tre frammenti principali (e sicuri) sono conservati da Aulo Gellio (Noctes Atticae XIII, 20, 14), Macrobio (Sat. VI, 2, 33) e Prisciano (Inst. Gram., GLK II, 510, 19). [S. Mollea]
  • Chorographia:Nel 59 a.C. Cicerone, in alcune lettere indirizzate ad Attico (II, 4, 3; II, 6, 1; II, 7, 1), fa riferimento ad una propria opera di carattere geografico, probabilmente la Chorographia. Un piccolo frammento di questa ci è forse tramandato dal grammatico Prisciano (GL II, 267, 5), ma la lezione chorographia in questo passo è incerta. Per i problemi sulla datazione dell'opera si rinvia alle Ephemerides. [S. Mollea]
  • Commentarii causarum:Anno indeterminato
  • Consolatio:A metà febbraio del 45 a.C. Tullia, l'amata figlia di Cicerone, morì per le complicazioni successive ad un parto. Verosimilmente entro la fine del mese successivo (per approfondimenti relativi alla datazione si rinvia alle Ephemerides Tullianae), il padre compose una consolatio per lenire il proprio dolore. Di questa abbiamo soltanto dei frammenti, ma dovette essere un capolavoro del genere e un modello imprescindibile per le future consolationes latine, se teniamo conto che Plinio il Vecchio (N.H. praef. 22) la paragona per importanza al '''' ''''''' di Crantore, l'indiscusso modello per le consolationes greche oltre che per quella ciceroniana. Aldo Setaioli (La vicenda dell'anima nella Consolatio di Cicerone, «Paideia», LIV, 1999, 145 ' 174) ne sottolinea il carattere retorico prima ancora che filosofico e dichiara che «La Consolatio è l'unica opera in cui Cicerone afferma con decisione e senza riserve la tesi dell'immortalità [scil. dell'anima]». I frammenti sono raccolti da C. Vitelli, M. Tulli Ciceronis Consolationis Fragmenta, Milano-Roma 1979. [S. Mollea]
  • Contra Metelli Nepotis contionem:All'inizio del gennaio 62 Cicerone parlò in Senato, in seguito ad una contio tenuta il 3 dello stesso mese da Q. Cecilio Metello Nepote (RE n° 86; MRR 2, 539), il tribuno della plebe di quello stesso anno che aveva impedito a Cicerone di pronunciare l'usuale discorso tenuto dai magistrati quando terminavano il loro mandato. Per questo motivo Cicerone aveva già attaccato Metello il primo di gennaio, con un'orazione mai pubblicata (si veda Cum Metello Nepote disputatio). Oltre ad attaccare Cicerone, nella contio del 3 gennaio Metello aveva anche lo scopo di provocare agitazioni al fine di far richiamare Pompeo dal suo comando militare in Oriente, in modo che potesse prendere il controllo delle truppe schierate contro Catilina. Il 7 o l'8 gennaio Cicerone rispose agli attacchi di Metello con un discorso in Senato e poco dopo fu posto il veto alla proposta di richiamare Pompeo; a seguito di ciò ci furono violenze, e Nepote, sollevato dal suo incarico dal Senato, lasciò Roma per raggiungere Pompeo. Per approfondimenti sulla questione si rimanda a Crawford 1994. Bibliografia: Crawford 1994 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The fragmentary speeches, Atlanta 1994, 219-231. [CorSen]
  • Cum Clodio altercatio:L'individuazione di un'Altercatio cum P. Clodio Pulchro in senatu distinta dal discorso In Clodium et Curionem è merito di Jane Crawford (M. Tullius Cicero: The fragmentary speeches). Si deve invece ad Ermanno Malaspina (Quattro nuovi frammenti oratori di Cicerone? in «Università di Torino - Quaderni del dipartimento di filologia, linguistica e tradizione classica», 1998, pagg. 131-147) l'averne individuato i frammenti. Il violento scontro verbale tra Cicerone e Clodio deve essere avvenuto durante una seduta del senato del 15 maggio 61 a.C. Nella lettera scritta dall'Arpinate all'amico Attico (I,16,8) da cui si ricava la maggior parte dei frammenti di questa altercatio (un altro frammento è in Plut. Cic. 29,8) si evince anche che essa deve essere successiva alla In Clodium et Curionem. [S. Mollea]
  • De consiliis suis:Asconio, Carisio, Agostino e Boezio ci hanno conservato dei frammenti dell'unica opera storica che Cicerone scrisse in latino, il de consiliis suis. Anche Cassio Dione (XXXIX 10,2) si riferisce a questo scritto allorché parla di un perì ton heautoù bouleumaton composto contro Cesare e Crasso, che doveva contenere accuse così forti (tra cui quella di essere consapevoli del progetto di congiura da parte di Catilina) da spingere l'Arpinate ' sempre secondo Dione ' a volerne la pubblicazione solo dopo la propria morte. Se e quando l'opera sia poi stata pubblicata è oggetto di dibattito tra i critici. [S. Mollea]
  • De consulatu carmen:Nel 60 a.C. Cicerone, deluso perché nessun poeta aveva celebrato il suo consolato, decise di provvedere da sé con un'opera esametrica in tre libri, derisa già dai contemporanei. Tra i frammenti che ci sono pervenuti di questo poema, oltre al più lungo conservatoci da Cicerone stesso (De divinatione, I, 17-22) in cui compare Urania a ricordare i presagi che avevano annunciato la congiura di Catilina, si possono ricordare i celeberrimi e autoreferenziali esametri Cedant arma togae, concedat laurea laudi (citato da Cicerone stesso in De officiis, I, 77) e O fortunatam natam me consule Romam! (si legge in Sallustio, In M. Tullium Ciceronem 5, in Giovenale, 10, 122 e in Quintiliano XI, 1, 24). [S. Mollea]
  • De consulatu commentarius Graecus - Perì tês hypateías:Nella sua raccolta di frammenti ciceroniani (M. Tulli Ciceronis Fragmenta, A. Mondadori, [Milano] 1984), Giovanna Garbarino individua nella Vita di Crasso plutarchea (13, 4) l'unico frammento di un'opera storica che Cicerone avrebbe composto in greco, il perì thes hypateias, ovvero un commentario sul proprio consolato. Il medesimo frammento è attribuito al poema de consulatu suo da A. Traglia, ad un'oratio Tulliana de consulatu suo da G. Puccioni. Peraltro dell'esistenza di un'opera storica sul proprio consolato siamo informati da Cicerone stesso in alcune epistole ad Attico scritte nel 60 a.C. [S. Mollea]
  • De gloria:Alcune testimonianze dello stesso Cicerone tramandano la notizia dell?esistenza di un?opera filosofica in due libri scritta nel 44, intitolata De gloria. I pochi e brevi frammenti conservati non consentono di stabilire con maggior precisione il contenuto dell?opera. Bibliografia: G. Garbarino, M. Tulli Ciceronis Fragmenta, A. Mondadori, [Milano] 1984, 9-13. [CorSen]
  • De iure civili in artem redigendo:Aulo Gellio (I, 22, 7) e Carisio (175, 18 B) lodano uno scritto ciceroniano di cui abbiamo solo 2 frammenti e il cui titolo completo tramandatoci da Gellio dovrebbe essere De iure civili in artem redigendo. Anche Quintiliano (XII,3,10) sembra conoscere quest'opera, dal momento che afferma che Cicerone componere aliqua de eo (scil. de iure) coeperat, la quale espressione ' secondo alcuni ' sembra indicare che il trattato non sia stato portato a termine dall'autore. Per quanto concerne la datazione, è probabile che il De iure civili risalga al 55 a.C., e che sia posteriore alla composizione del De oratore. Per approfondimenti sui problemi di datazione, si rinvia alle Ephemerides Tullianae. [S. Mollea]
  • De proscriptorum filiis:Nel 63 Cicerone tenne un?orazione riguardo al diritto di ricoprire incarichi politici per i figli di coloro che erano stati inclusi nelle liste di proscrizione di Silla. Velleio Patercolo (2, 43, 4) attribuisce a Cesare l?iniziativa di restituire lo ius dignitatis ai figli dei proscritti; la restituzione avvenne però solo nel 49 con la lex Antonia de proscriptorum liberis. Crawford 1994 ritiene che l?interesse di Cesare al problema sia da ricondursi al suo desiderio di apparire popularis. Cicerone non condivideva la posizione di Cesare, a quanto risulta dai frammenti che si sono conservati, in cui tratta della questione come di una causa con cui avrebbe potuto simpatizzare ma che non poteva appoggiare. Il suo intervento contribuì probabilmente a far fallire la proposta di legge; l?orazione pronunciata in quest?occasione fu una di quelle raccolte da Attico nel corpus consolare. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The fragmentary speeches, Atlanta 1994, 205-211. [CorSen]
  • De rege Alexandrino:Gli studiosi discutono sulla datazione di alcuni frammenti risalenti a un discorso di Cicerone, che secondo alcuni sarebbe stato tenuto nel 65 e secondo altri nel 56. Crawford 1994 sostiene che i secondi hanno torto, perché le due orazioni del 56 sul problema della successione al trono d'Egitto (si veda De rege Ptolemaeo Aulete)non furono pubblicate. Inoltre, dai frammenti emergono chiari riferimenti alla situazione del 65: a Roma era stata riaperta una questione che risaliva a circa 20 anni prima. Il re d'Egitto Tolomeo Alessandro I tra l'87 e l'86 aveva lasciato il regno d'Egitto in eredità alla repubblica, ma il Senato non aveva mai compiuto un atto formale di accettazione; il problema era rimasto in sospeso finché non fu portato di nuovo all'attenzione del Senato da M. Crasso (RE n° 68; MRR 2, 580; MRR Suppl. 34), che stava cercando di usare l'eredità del regno a suo vantaggio. Cicerone, come Pompeo, era contrario all'annessione dell'Egitto e tenne in Senato un discorso esponendo la sua convinzione; i senatori furono d'accordo con la sua posizione e rifiutarono di affidare a qualcuno l'incarico di compiere tale operazione. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The fragmentary speeches, Atlanta 1994, 43-57. [CorSen]
  • De rege Antiocho:
  • De Roscio Othone - Cum contionem avocavit:Nel 63, durante una contio, Cicerone tenne un discorso (poi incluso nel corpus dei discorsi consolari) riguardo ad un episodio singolare. Quattro anni prima l?allora tribuno della plebe L. Roscio Otone (RE n° 34; MRR 2, 612) aveva fatto passare una legge che riservava agli equites dei posti particolari durante gli spettacoli, ristabilendo un provvedimento in origine stabilito da C. Gracco. La sua azione però non aveva incontrato il favore di tutti e nell?anno del consolato di Cicerone, durante uno spettacolo, la folla aveva rivolto a Roscio dei fischi. Cicerone allora si rivolse al popolo esortandolo ad abbandonare tale comportamento; il suo discorso, di cui si conserva un solo frammento, dovette essere molto convincente perché in seguito Roscio non ricevette più fischi ma applausi. Crawford 1994 fa notare come le ragioni per cui Cicerone prese le difese di Roscio siano probabilmente da far risalire al suo desiderio di appoggiare l?ordine equestre, da cui egli stesso orgogliosamente proveniva, e forse anche di favorire la sempre sperata concordia ordinum. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The fragmentary speeches, Atlanta 1994, 213-218. [CorSen]
  • De virtutibus:Si è conservato in Carisio un unico brevissimo frammento di un?opera o forse un commentario sulle virtù, in quattro libri, la cui esistenza è confermata da un passo di Gerolamo (In Zach. I 1, 18-21). Bibliografia: G. Garbarino, M. Tulli Ciceronis Fragmenta, A. Mondadori, [Milano] 1984, 13-15. [CorSen]
  • Epigrammata:Anno indeterminato
  • Epistularum fragmenta:
  • Facete dicta:Questo titolo fa riferimento a battute di spirito, facezie, motti arguti, che Cicerone aveva inseriti nelle sue orazioni o nelle lettere o aveva pronunciati in altre occasioni, e che furono poi raccolti e pubblicati. Sappiamo che già Giulio Cesare raccoglieva e selezionava detti e motti di Cicerone (fam. IX, 16, 4) e che l'amico Trebonio gli inviò un liber di tali detti, molto apprezzato dall'oratore (fam. XV, 21, 2). Quintiliano leggeva un'edizione di ioci ciceroniani in tre libri, che attribuiva al liberto Tirone, esprimendo però il dubbio che l'autore fosse stato un altro (VI, 3, 5). L'attribuzione a Tirone si trova anche negli Scholia Bobiensia e in Macrobio, secondo il quale, tuttavia, vi era chi riteneva che la raccolta fosse stata curata da Cicerone stesso (Sat. II, 1, 12). [S. Mollea]
  • Fragmenta librorum incertorum - Ex scriptis incertis:Anno indeterminato
  • Hortensius:CQuesto dialogo, che faceva parte degli Academici libri, prende il nome dall'oratore Quinto Ortensio Ortalo. Oltre a questi, gli altri interlocutori sono Catulo, Lucullo e Cicerone stesso, vale a dire tutti consulares, a dimostrare la finalità piuttosto politica che filosofica dello scritto (così almeno secondo Alberto Grilli in Marco Tullio Cicerone, Ortensio. Testo critico, introduzione, versione e commento a cura di Alberto Grilli, Bologna 2010). L'incontro è collocato dopo il 63 (consolato di Cicerone e congiura di Catilina) e prima del 60 (primo triumvirato): in questo momento difficile per la res publica, Cicerone individuò la via di salvezza nella filosofia politica platonica. Per quanto riguarda la data di composizione del dialogo, Schanz-Hosius (Geschichte der Röm. Litt., 1927, I, 523-524) propongono il periodo tra la fine di marzo e la metà di maggio del 45, mentre Philippson (R. E. VII A3, s.v. Tullius, coll. 1123-1126) – seguito da Grilli – lo situa tra ottobre 46 e marzo 45. Nell'edizione di Grilli, i frammenti individuati sono 129. [S. Mollea]
  • In Clodium et Curionem:Nel dicembre del 62 Clodio Pulcro (RE n° 48; MRR 2, 548; MRR Suppl. 16) aveva partecipato alla festa della Bona Dea, travestito da donna perché gli uomini erano banditi dalla celebrazione dei riti di tale divinità. Processato, era riuscito a farsi assolvere, probabilmente corrompendo i giudici. A proposito di questo ennesimo reato di Clodio Cicerone aveva parlato in Senato, denunciando i giudici e lo stesso Clodio. L'oratore aveva deciso di non pubblicare nemmeno in parte il discorso, ma nel 58 (mentre si trovava in esilio) circolò un resoconto non autorizzato delle osservazioni fatte da Cicerone in Senato in tale occasione, causandogli grande preoccupazione perché, a quanto pare, conteneva riferimenti poco lusinghieri anche a personaggi che si stavano prodigando per il suo ritorno dall'esilio. Probabilmente la In Clodium et Curionem in circolazione conteneva parti del discorso tenuto in Senato nel maggio 61 e parti della altercatio (si veda Cum Clodio altercatio) con Clodio. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The fragmentary speeches, Atlanta 1994, 233-269. [CorSen]
  • In Servilium Isauricum:Il 9 aprile 43 Cicerone tenne in Senato un discorso, di cui si è conservato un unico frammento. In quel periodo la situazione di Antonio stava rapidamente peggiorando: oltre all?opposizione di Ottaviano e delle sue truppe, egli aveva dovuto affrontare anche l?esercito dei consoli A. Irzio (RE n° 2; MRR 2, 572) e C. Vibio Pansa (RE n° 16; MRR 2, 634). Inoltre Cicerone stava facendo tutto quanto era in suo potere per farlo dichiarare nemico pubblico. Il 7 aprile a Roma fu annunciato che L. Munazio Planco (RE n° 30; MRR 2, 593; MRR Suppl. 42), proconsole in Gallia Transalpina, aveva deciso di appoggiare la repubblica contro Antonio. Felice, Cicerone aveva proposto che gli venissero tributati degli onori, ma uno dei tribuni pose il veto, su richiesta di Servilio Isaurico (RE n° 67; MRR 2, 619). In risposta Cicerone tenne un?orazione in cui attaccò Servilio così duramente che sperava che in futuro avrebbe imparato a stare al suo posto (cf. Ad Brut. 2, 2, 3). Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The fragmentary speeches, Atlanta 1994, 305-309. [CorSen]
  • In toga candida:Nel 64 Cicerone pronunciò un?orazione, pochi giorni prima delle elezioni consolari, di cui ci sono stati tramandati 27 frammenti col titolo completo In senatu in toga candida contra C. Antonium et L. Catilinam competitores. L?occasione fu il veto posto dall?allora tribuno della plebe Q. Mucio Orestino (RE n° 12; MRR 2, 593) ad una legge che avrebbe aumentato la severità delle punizioni per accuse de ambitu. Tale legge era stata voluta dal Senato e avrebbe colpito soprattutto i due rivali di Cicerone per il consolato, C. Antonio (RE n° 19; MRR 2, 531) e L. Sergio Catilina (RE n° 23; MRR 2, 617; MRR Suppl. 57). Durante un?assemblea, oltre a porre il veto alla legge contro la corruzione, Orestino aveva dichiarato che Cicerone non sarebbe stato degno di ricoprire la carica di console; l?oratore fu perciò chiamato il giorno successivo ad esporre in Senato la sua opinione riguardo alla questione. L?orazione è principalmente un?invettiva e, almeno per quanto risulta dai frammenti in nostro possesso, è rivolta prevalentemente contro Catilina. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The fragmentary speeches, Atlanta 1994, 163-203. [CorSen]
  • Interrogatio de Milonis aere alieno:Nel 53 T. Annio Milone (RE n° 67; MRR 2, 530), amico e sostenitore di Cicerone, era uno dei candidati al consolato. Clodio Pulcro (RE n° 48; MRR 2, 548; MRR Suppl. 16), in gara per ottenere la pretura, per screditarlo aveva tenuto un?orazione in Senato sostenendo che Milone fosse pieno di debiti e incapace di pagarli, e che avesse mentito sul loro ammontare. Cicerone rispose con un discorso in Senato, in cui dipingeva Clodio come un manipolatore senza principi e senza vergogna, mettendo l?accento sulla sua attuale debolezza politica. Purtroppo non si sono conservati frammenti della parte del discorso che riguardava Milone. Cicerone difese Milone pur sapendo che supportandone la candidatura sarebbe andato contro i desideri di Pompeo. Crawford 1994 fa notare come probabilmente le ragioni dell?oratore fossero in parte la gratitudine per l?impegno di Milone ad ottenerne il richiamo dall?esilio e in parte la convinzione che Clodio sarebbe stato meno pericoloso sia per se stesso sia per lo stato se come console ci fosse stato Milone. Alla fine Milone non fu eletto; le elezioni furono rimandate più volte, fino ai disordini di gennaio del 52 in cui Clodio rimase ucciso. Pompeo riuscì a farsi nominare console sine collega, accusò Milone dell?omicidio di Clodio e lo mandò in esilio. Bibliografia: Crawford 1994 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The fragmentary speeches, Atlanta 1994, 281-304. [CorSen]
  • Limon:Una citazione di Svetonio (Vit. Ter. 7) ci rende nota l?esistenza di un?opera di Cicerone intitolata Limon. Il titolo, che si rifà ad un termine greco che significa ?prato?, era già stato usato anche da altri autori antichi. Poiché il frammento conservato contiene un giudizio sull?opera di Terenzio, si è pensato che l?opera contenesse dei giudizi in versi su autori latini. Bibliografia: Jean Soubiran, Aratea: Fragments poétiques, Paris 1972, 21-27. [CorSen]
  • Marius:Nella sua edizione degli Aratea e delle opere poetiche frammentarie di Cicerone (Aratea: Fragments poétiques, Paris 1972), Jean Soubiran ha raccolto 5 frammenti di quest'opera esametrica dell'Arpinate (4 dei quali sono brevissimi). Sul Marius (il titolo si ricava da Leg. I, 1, 1, Div. I, 106 e Att. XII, 49, 1) effettivamente si sa ben poco e molti dati sono discussi, a partire dalla datazione: secondo alcuni, infatti, si tratterebbe di un'opera giovanile composta tra l'87 e l'83 a.C. quando Mario era ancora in vita o appena morto; secondo altri, invece, l'opera andrebbe datata agli anni 50. Se si accetta la datazione proposta da Soubiran (57-54 a.C.), si può pensare con il filologo francese che non si estendesse per più di un libro; sembrerebbe infatti da escludere che Cicerone in quegli anni avesse intenzione di narrare tutta la vita del suo concittadino, sebbene fosse ricca di peripezie, ma che intendesse concentrarsi soprattutto sull'esilio di Mario, un tema che certo doveva stargli a cuore in quel periodo. [S. Mollea]
  • Oeconomicus:Cicerone stesso ci informa di aver scritto in gioventù, intorno all'85, un'opera intitolata Oeconomicus; si trattava di una traduzione dell'omonimo scritto di Senofonte. Le testimonianze non sono però concordi riguardo al titolo e al numero dei libri che costituivano l'opera. Garbarino 1984 ritiene probabile che siano esistite due edizioni diverse, una in un solo libro e una in tre. La stessa studiosa non ritiene verosimile né che Cicerone, quando scriveva di aver tradotto dal greco al latino il libro di Senofonte qui Oeconomicus inscribitur (Off.2, 87), avesse tra le mani l'opera di Senofonte già divisa in tre libri, né che l'abbia divisa in tal modo egli stesso; dunque la suddivisione in libri dev'essere successiva a Cicerone. Columella, nei libri XI e XII del De re rustica, loda la traduzione di Cicerone e cita dei brani dell'opera di Senofonte a volte letteralmente, e a volte rielaborando i concetti. Garbarino 1984 ritiene che Columella si sia sicuramente servito dell'opera di Cicerone, ma che non sia possibile attribuire di volta in volta all'uno o all'altro autore latino le modifiche apportate all'originale greco. Bibliografia: G. Garbarino, M. Tulli Ciceronis Fragmenta, Torino 1984, 15-17 [CorSen]
  • Philippica XVI-XVII et incerta:Anno 43
  • Pro Cornelio I-II:Nel 66 C. Cornelio (RE n° 18; MRR 2, 550), tribuno della plebe l'anno precedente, fu accusato di aver compiuto azioni illegali durante il suo mandato sulla base della lex Cornelia de maiestate. Nello specifico il motivo dell'accusa era l'aver letto pubblicamente, dopo che tale azione era stata vietata, la sua proposta di legge sui privilegia. Il processo fu però interrotto da bande armate, mandate probabilmente dal tribuno della plebe di quell'anno, C. Manilio Crispo (RE n° 10; MRR 2, 585). Quando il processo riprese, il giorno dopo, gli accusatori non si presentarono e le accuse vennero lasciate cadere. L'anno successivo, però, Manilio fu condannato per i crimini commessi durante il suo tribunato e il caso di Cornelio venne riaperto; Cicerone accettò di difendere Cornelio, sia per i suoi rapporti di amicizia con Pompeo, sia perché l'oratore simpatizzava con le posizioni popolari rappresentate da Cornelio e dalla sua riforma legislativa. Il processo durò quattro giorni, nei quali Cicerone pronunciò due discorsi di cui si sono conservati circa 80 frammenti e con cui riuscì a far ottenere al cliente l'assoluzione. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The fragmentary speeches, Atlanta 1994, 67-148. [CorSen]
  • Pro Gabinio:Difesa di A. Gabinio in un processo per concussione a dicembre 54 (il processo forse continua nell'anno 53).
    Dell'orazione restano alcune testimonianze e contestati frammenti: Rab. Post. 19; 33; VAL. MAX. IV, 2, 4; QUINT. XI, 1, 73; D.CASS. XXXIX, 63, 2. 5; XLVI, 8, 1.
  • Pro Gallio:Q. Gallio (RE n° 6; MRR 2, 570), edile plebeo nel 67, fu processato per accuse de ambitu. Durante lo svolgimento della magistratura, Gallio non aveva dato alcuno spettacolo di fiere; l'anno successivo, per rimediarvi, ne offrì uno gladiatorio, durante la sua campagna per ottenere la pretura. Così facendo violò il protocollo che i candidati dovevano seguire, anche se presentò i giochi come un munus per il padre. Data la discordanza delle fonti, gli studiosi non sono concordi nel definire la data del processo, che secondo alcuni va fatto risalire al 66 e secondo altri al 64. Crawford 1994, a cui si rimanda per una trattazione approfondita della questione, ritiene probabile che il processo si sia svolto nel 64 e che Gallio sia stato condannato. Nonostante ciò, poiché è stato conservato da vari autori un certo numero di frammenti, anche abbastanza lunghi, della Pro Gallio, l'orazione deve essere stata molto nota nell'antichità. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The fragmentary speeches, Atlanta 1994, 149-162. [CorSen]
  • Pro Milone (excepta oratio):Anno 52
  • Pro negotiatoribus Achaeis:In M. Tullius Cicero: The fragmentary speeches, Jane Crawford discute in un'appendice dall'eloquente titolo 'Falsely Identified Oratorical Fragments' (pp. 301 ' 312) l'unico frammento ' tramandatoci da Nonio 225, 14 ' di una presunta orazione Pro negotiatoribus Achaeis: in effetti, prima dell'edizione teubneriana di Mueller mai questo frammento era stato considerato oratorio e, probabilmente, non a torto. Due elementi sembrano essere decisivi: in primo luogo, il codice F (cod. Laur. XLVII, 1, saec. IX) riporta prae Negotiatoribus Achaeis, che certo non si presterebbe a essere letto come titolo di un'orazione; inoltre, anche se si considera genuino pro, presente in Nonio, dal testo di Nonio sembrerebbe che l'espressione in questione fosse stata usata dallo stesso Cicerone, in una sorta di relazione (contenuta in una lettera') su una transazione commerciale cui forse aveva preso parte. [S. Mollea]
  • Pro Oppio I-II:Nel 69 Cicerone difese Oppio (RE n°17; MRR 2, 597), questore nel 74 e proquestore in Bitinia sotto M. Aurelio Cotta. Le accuse, riguardo al comportamento tenuto da Oppio nell'anno della proquestura, erano state avanzate dallo stesso Cotta, dopo aver sollevato Oppio dall'incarico e averlo rinviato a Roma. I capi d'accusa non sono chiari: la fonte principale, Quintiliano (5, 13, 17), riferisce che si trattava di appropriazione indebita delle riserve alimentari delle truppe e di tentativi di corruzione dell'esercito, mentre secondo Dione (36, 40, 3-4) si trattava di corruzione e di sospetti di un complotto contro Cotta. In ogni caso, Crawford 1994 fa notare come, difendendo Oppio che era un esponente del ceto equestre, Cicerone ebbe modo di confermare la sua simpatia nei confronti di tale ordine. L'esito del processo è sconosciuto, anche se il fatto che dopo il processo non ci siano più notizie di Oppio induce a pensare che egli sia stato giudicato colpevole. Bibliografia: Crawford 1994 = J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The fragmentary speeches, Atlanta 1994, 23-32. [CorSen]
  • Pro Tullio II:
  • Pro Vareno:L. Vareno (RE n° 3) fu accusato, in base alla lex Cornelia de sicariis, per l'omicidio di due parenti e per il tentato omicidio di un terzo. Gli studiosi sono in disaccordo sull'anno in cui fu tenuto il processo: sono state proposte date che oscillano dall'80 al 71. Dai frammenti che si sono conservati si può dedurre qualcosa della strategia difensiva di Cicerone: l'oratore aveva cercato di deviare le accuse verso gli schiavi di C. Ancario Rufo, uno dei rappresentanti dell'accusa, e aveva sostenuto che Vareno non avrebbe ottenuto nessun guadagno dalla morte dei parenti, implicando che qualcun altro invece avrebbe potuto trarne vantaggio. Nonostante la difesa di Cicerone, poiché tutte le prove conducevano all'accusato, Vareno venne giudicato colpevole. Bibliografia: J. W. Crawford, M. Tullius Cicero: The fragmentary speeches, Atlanta 1994, 7-22. [CorSen]
  • Pro Vatinio:Dopo aver attaccato Vatinio nell'ambito della difesa di Sestio nel 56 a.C. (in Vatinium), Cicerone è costretto ' data la forte pressione esercitata su di lui da Cesare e da Pompeo ' ad accollarsene la difesa nell'estate del 54. Durante la sua campagna elettorale per ottenere la pretura, Vatinio aveva offerto dei giochi gladiatori, violando così la ciceroniana lex Tullia de ambitu (63 a.C.), che impediva ai candidati di presentare tali tipologie di giochi nei due anni precedenti la loro possibile elezione. Vatinio ottenne effettivamente la pretura per il 55, ma, avendo assunto immediatamente il potere, ottenne anche l'immunità e, perciò, poté essere perseguito solo una volta terminato il suo incarico, cioè nel 54. Secondo lo scoliasta di Bobbio, l'accusa fece appello in realtà ad una violazione della lex Licinia de sodaliciis (55 a.C.), ancora più specifica rispetto alla Tullia de ambitu. In ogni caso, Cicerone riuscì a trionfare sull'accusatore C. Licinio Calvo. [S. Mollea]
  • Protagoras:Molto poco si sa dell'opera intitolata Protagoras, traduzione dell'omonimo dialogo platonico. Cicerone stesso non la menziona mai e non se ne conosce la data di composizione. Garbarino 1984 fa notare come sia poco sostenibile l'opinione di alcuni studiosi, secondo cui si tratterebbe, come per l'Oeconomicus, di un esercizio di traduzione giovanile; infatti nel primo libro del De finibus bonorum et malorum (1, 7), scritto nel 45, Cicerone afferma di non aver ancora tradotto in latino né Aristotele né Platone. Bibliografia: Garbarino 1984 = G. Garbarino, M. Tulli Ciceronis Fragmenta, A. Mondadori, [Milano] 1984, 17-19. [CorSen]
  • Thalia maesta vel Thaumastà:Un solo passo di Servio (ad Buc. 1, 57) tramanda l'esistenza di un'opera poetica di cui è dubbio anche il titolo, dato lo stato di corruzione del testo. Gli studiosi, anche se non unanimemente, ritengono che si trattasse di un'opera basata su una rara leggenda, che narrava della ninfa Talia, sedotta da Zeus e perseguitata dalla collera di Era. Per approfondimenti si rimanda a Soubiran 1972. Bibliografia: Soubiran 1972 = Jean Soubiran, Aratea: Fragments poétiques, Paris 1972, 17-21. [CorSen]
  • Timaeus:La versione latina pervenutaci del Timeo (52 sezioni che occupano complessivamente 16 pagine in un'edizione Teubner) è lunga circa un quinto dell'originale platonico, avendo inizio a pag. 27d dell'edizione dello Stephanus e fine a pag. 47b (nella versione greca l'inizio è a pag. 17a, la fine a 92c); presenta, inoltre, due lacune nel mezzo. Pertanto, quella che abbiamo è solo la prima parte del lungo discorso di Timeo, mentre della parte mancante Prisciano (GL III, 463 K) ha conservato solo la parola defenstrix. Dalla prefazione apprendiamo che Cicerone, nell'adattare al pubblico romano il dialogo greco, ha sostituito i personaggi Socrate, Timeo, Ermocrate e Crizia con il pitagorico Nigidio Figulo, il peripatetico Cratippo di Mitilene e se stesso. La data drammatica è il 51 a.C. e la scena è ambientata a Efeso. [S. Mollea]