Laelius de amicitia

Titolo: Laelius de amicitia
Tipo opera: Cicerone - I - Opere
Descrizione: Opera filosofica in forma di dialogo, dedicata da Cicerone all'amico Tito Pomponio Attico (Lael. 3-4), composta nel 44 a.C. dopo il De senectute e prima del De officiis. Il dialogo riporta il lettore all'anno 129 a.C., poco dopo la morte di P. Cornelio Scipione Emiliano, ed è costituito dal racconto che Cicerone afferma di avere ascoltato in gioventù da uno dei suoi maestri, Quinto Mucio Scevola l'augure (Lael. 1-3), il quale gli riportò, perché presente insieme con Gaio Fannio, l'oratio di Gaio Lelio, amico e consigliere di Scipione, sul significato e sul valore dell'amicizia. [Fausto Pagnotta]
Parole chiave: Éditions - Edizioni - Editions, Histoire - Storia - History, Philosophie - Filosofia - Philosophy
Riferimenti storici:

Opera filosofica in forma di dialogo, dedicata da Cicerone all’amico Tito Pomponio Attico (Lael. 3-4), composta nel 44 a.C. dopo il De senectute e prima del De officiis. Il dialogo riporta il lettore all’anno 129 a.C., poco dopo la morte di P. Cornelio Scipione Emiliano, ed è costituito dal racconto che Cicerone afferma di avere ascoltato in gioventù da uno dei suoi maestri, Quinto Mucio Scevola l’augure (Lael. 1-3), il quale gli riportò, perché presente insieme con Gaio Fannio, l’oratio di Gaio Lelio, amico e consigliere di Scipione, sul significato e sul valore dell’amicizia. Il dialogo offre l’occasione allo stesso Cicerone di porre la sua personale riflessione su un concetto di amicitia che, lungi dal risolversi in modo esclusivo nella sfera dell’utile e dell’interesse particolare del singolo individuo, deve fondarsi prima di tutto tra i boni cives su una comunione di valori etici condivisi (Lael. 18-19), aventi il loro cardine nel concetto di virtus (Lael. 20-21, 28). Per Cicerone l’amicizia è un sentimento nobile che nasce dall’amore reciproco per la virtus e non dal bisogno o da una certa cogitatio sulla sua utilità (Lael. 26-29, 51); non si deve dunque regolare in base all’utilitas ma alla stessa virtus, ed è per questo che per Cicerone non si deve assecondare l’amico se con i suoi comportamenti si pone contro la stessa virtù o addirittura contro la patria (Lael. 36-44). La vera amicizia fondata sulla virtus deve essere più forte delle avversità contingenti (Lael. 64), un concetto che Cicerone ben esprime citando Ennio, quando afferma che amicus certus in re incerta cernitur (v. 210 Vahlen, dagli Scenica di Ennio). L’obiettivo di Cicerone con il Laelius de amicitia, così come con le altre sue opere filosofiche (cfr. inv. 2,1) è quello di prodesse multis (Lael. 4). Il Laelius de amicitia rientra anch’esso dunque in quel programma di salvaguardia e di rinnovamento di quei valori etici intorno ai quali Cicerone ha sperato fino all’ultimo che potesse trovare nuova forza morale e coesione la Res publica liberata dalla dittatura di Cesare. [Fausto Pagnotta]


Bibliografie: